Cinema Superga

rivista/mensile cultura. Blog curato da: Riccardo Deias e Riccardo Iannaccone
lunedì, 12 maggio 2008

Consigli al Cinema

Il Treno per il Darjeeling regia di Wes Anderson
Regia: Wes Anderson Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman Attori: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Bill Murray, Natalie Portman, Roman Coppola Produzione: American Empirical Pictures, Scott Rudin Productions Distribuzione: 20th Century Fox Genere: Commedia, Drammatico Durata: 91 Min
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Tre fratelli americani, che non si sono parlati per un anno, organizzano un viaggio in treno attraverso l’India alla ricerca di se stessi e per rinsaldare il legame tra loro nella speranza di tornare a essere fratelli come nel passato. All’improvviso, però, la loro “ricerca spirituale” prende una piega diversa e incontrollabile (a causa tra l’altro di antidolorifici, sciroppi indiani contro la tosse e spray al pepe). Si ritrovano così nel bel mezzo di un deserto con undici valigie, una stampante e una macchina. Inizia per loro un nuovo e inatteso viaggio.
 
la recensione la trovi su:
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venerdì, 09 maggio 2008

Consigli al Cinema

Speed Racer regia di Larry e Andy Wachowski

 

Cast Emile Hirsch, Christina Ricci, Susan Sarandon, John Goodman, Hiroyuki Sanada, Richard Roundtree, Benno Fürmann Regia Larry Wachowski, Andy Wachowski Sceneggiatura Larry Wachowski, Andy Wachowski, John Lau, Christian Gudegast Data di uscita Venerdì 9 Maggio 2008 Distribuito da WARNER BROS. PICTURES ITALIA

Speed Racer è un film dei fratelli Wachowski, trasposizione cinematografica della fortunata serie animata giapponese Superauto Mach 5, nata negli anni sessanta. Speed Racer è la storia, riadattata in chiave live action di un giovane pilota intenzionato a vincere con la Mach 5, una macchina da corsa realizzata dal padre, con una serie di trucchi e gadget elettronici del tutto particolari.

la recensione la

http://www.supergacinema.it/superga/modules/news/article.php?storyid=128

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giovedì, 08 maggio 2008

News

Lucas, finita saga di Star Wars

Il nuovo film di animazione non sara' un nuovo capitolo. (ANSA)  WASHINGTON - La saga di Star Wars si e' conclusa con la morte del protagonista Dart Fener. Lo ha ribadito il regista George Lucas. Il nuovo film d'animazione tratto dalla saga, in uscita nelle sale cinematografiche il 15 agosto col titolo 'The clone wars', non sara' quindi una continuazione della serie cinematografica. La pellicola, ha spiegato Lucas, riguardera' momenti precedenti a quando Anakin Skywalker ha indossato la maschera nera di Fener.

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lunedì, 05 maggio 2008

News

Iron Man senza rivali al botteghino

Oltre 3, 2 mln di incassi nel week end per film con Downey jr! Un incasso dunque da vero supereroe. Iron Man ha vinto la battaglia del box office anche in Italia nel primo week end di uscita. Nonostante il lungo ponte del primo maggio, gli incassi del film interpretato da Robert Downey jr. sono stati quasi da stagione invernale: 3.240.045 euro secondo i dati, nettamente superiore a quella del secondo classificato (Saw 4 con 2.560 euro).

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sabato, 03 maggio 2008

News

Film svedese vince Tribeca Festival

(ANSA) - NEW YORK, 2 MAG - La giuria del Tribeca Film Festival di New York ha premiato come miglior film un'opera svedese su bulli e vampiri. Il film, 'Let The Right One In', di Tomas Alfredson, racconta di un giovane vittima del bullismo che fa amicizia con una ragazza vampiro. La pellicola, firmata dal regista svedese Tomas Alfredson, ha vinto il premio nella categoria World Narrative Feature Competition, dove era in concorso anche il film italiano con Nanni Moretti ''Caos calmo''.

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venerdì, 02 maggio 2008

NOVITA'

SupergaCinema BLOG cambia VESTE!

Si cambia veste! Superga Cinema che ha lanciato definitivamente la sua rivista settimanale online (al sito: www.supergacinema.it ), la quale in meno di un mese ha superato i 1000 contatti... SI RINNOVA! Un rinnovamente che va dal cartaceo (iscritto al tribunale di roma, mensile di approfondimento cinematografico, cui ci si può abbonare, per riceverlo comodamente a casa!) SINO ALL'AMATISSIMO BLOG! Quest'ultimo infatti d'ora in poi si espanderà nel web, come sottobosco di notizie, ricerche, link e opinioni. Luogo di incontri, discussioni e idee! Un blog da suddividere in 4 aree di interesse:

a) News: Notizie da sapere, nascoste e non nascoste, vere e false, per una informazione più completa

b) Consigli al cinema: Cosa esce al cinema? che vedere? Link e informazioni sui migliori film della settimana (in uscita).

c) Speciali: Interviste, Festival e molto altro

d) Trailer: chiacchiere da trailer, e con esse minirecensioni e tante immagini.

E allora buona lettura; e che Superga sia con Voi! www.supergacinema.it

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mercoledì, 30 aprile 2008

Recensioni

GONE BABY GONE
di Alessandra Cavisi


Boston, di nuovo lei, di nuovo i suoi quartieri malfamati e i suoi abitanti scalcinati. Ce l’aveva già raccontata Clint Eastwood con Mystic river, ci riprova Ben Affleck con Gone baby gone e ci dimostra di essere davvero abile dietro la macchina da presa. La voce narrante iniziale mostra l’attaccamento del regista (e di rimando anche di suo fratello) a quella città, a quelle strade, a quelle storie. Storie come quella raccontata nel film, scritta a quattro mani da Aaron Stockhart e Ben Affleck stesso, ma molto simile a quelle che si sentono nei tg tutti i giorni che non fanno altro che speculare e guadagnare su tragedie di qualsiasi genere, così come viene ampiamente mostrato nella pellicola che, pur essendo un thriller, non si risparmia di accusare certe verità della nostra società. Parte nel più classico dei modi questo esordio di Affleck alla regia, ma si snoda in maniera del tutto inaspettata, lasciandoci allibiti sia per lo svolgersi dei fatti sempre più intriganti e rivelatori di colpi di scena e di risoluzioni del giallo, sia per la profondità dei contenuti e delle riflessioni, non limitandosi a proporre lo scioglimento dei dubbi circa i colpevoli e le vittime, ma rimescolando le carte in tavola e lasciandoci decidere se i colpevoli sono davvero colpevoli e le vittime davvero vittime e soprattutto se è sempre giusto mantenere le proprie convinzioni o cercare di adeguarsi e aprire la propria mente a seconda delle situazioni.
E’ Patrick (un sorprendente Casey Affleck che sta dimostrando pellicola dopo pellicola la sua maturità di interprete intenso ed espressivo) il vero perno di questa pellicola. È nel suo personaggio che riscontriamo il tema della moralità, che è l’oggetto principale dell’attenzione del regista. Un ragazzo cresciuto nei quartieri malfamati di Boston, ma deciso a venirne fuori e aiutato nel suo intento dalla fede e dalla religione. Dio gli ha insegnato che per meritarsi il Paradiso, nonostante la difficoltà della vita che ti circonda di peccatori e malfattori, bisogna essere “agnelli in mezzo ai lupi”. Patrick impara la lezione e cerca di metterla in atto, facendo sempre la cosa giusta, almeno secondo le sue convinzioni, e rispettando la legge a tutti i costi, anche se magari la si è elusa per un bene superiore.
A ruotare attorno alla sua figura, numerosi personaggi rappresentanti di un’umanità descritta nel più pessimistico dei modi, anche se poi il finale aperto lascia ampio spazio alle elucubrazioni personali dipendenti dalla sensibilità e ricettività dello spettatore. Il più interessante di questi è sicuramente Helen, la mamma di Amanda (una straordinaria Amy Ryan, davvero molto intensa e struggente), una donna alla deriva della vita, che assume una quantità allucinante di droghe e frequenta locali e persone poco raccomandabili. A completare il quadro ci sono Angie (Michelle Monoghan) la fidanzata-collega di Patrick, donna molto forte e fragile allo stesso tempo; il poliziotto Jack Doyle (Morgan Freeman) che accetta riluttante la collaborazione dei due giovani detective e che poi si ritira una volta che il caso sembra essere chiuso in maniera negativa; e Remy Broussard (un incisivo Ed Harris) che sembra prendere a cuore la crescita e la formazione del giovane Patrick e che nasconde lati oscuri della propria persona e della propria vita.
Il regista getta il suo sguardo sull’umanità e le sue sfaccettature, ma anche sui rapporti tra genitori e figli e sulla società e i suoi prodotti, e lo fa in maniera del tutto oggettiva, lasciandoci lo spazio di riflettere e decidere per conto nostro sulla giustezza o meno di ciò che vediamo sullo schermo e delle decisioni che ciascun personaggio prende strada facendo. È giusto uccidere una persona perché è un pedofilo e ha ammazzato dei bambini? E’ giusto far tornare una bambina con una madre irresponsabile e tossicodipendente? È giusto denunciare una persona che ha eluso la legge per il bene di una bambina? E’ giusto anteporre i propri ideali al sentimento d’amore verso un’altra persona? Ben Affleck si pone e ci pone tutti questi interrogativi ai quali non è possibile dare una risposta assoluta o una soluzione universale. Tutto ciò dipende dalla nostra sensibilità, dalla nostra cultura, dalle nostre credenze, dal nostro background, dalla nostra moralità e da quanto questa sia più forte di tutto il resto. Per Patrick lo è, ed è per questo che il finale del ragazzo che guarda disilluso e deluso uno schermo televisivo è di una forza dirompente.
Ben Affleck ha dimostrato ottime doti non solo di sceneggiatore, ma anche di regista filmando alcune sequenze davvero memorabili, come quella dello scambio Amanda-denaro tra i detective e gli spacciatori (sequenza che viene poi rivisitata sotto vari punti di vista tramite alcuni flashback perfettamente costruiti) e quella molto particolare e intensa dell’irruzione di Patrick e Remy nella casa di alcuni delinquenti sospettati di aver rapito un altro bambino, inframmezzata da alcune dissolvenze in nero che descrivono alla perfezione il livello di disperazione e di angoscia del protagonista costretto a confrontarsi con una realtà con la quale non aveva fatto i conti.
Gone baby gone è un ottimo giallo-thriller che mescola azione a riflessione e che si caratterizza per qualità tecnica ed espositiva, che ci pone davanti ad uno specchio e ci costringe a confrontarci con noi stessi e con la nostra interiorità più profonda e imperscrutabile, ma sicuramente più viva e determinante che mai per la nostra esistenza e per il nostro rapporto con la realtà e col resto dell’umanità.

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mercoledì, 30 aprile 2008

News

Lost arriva nelle sale?

Troppe domande e misteri, le puntate tv potrebbero non bastare; così come Twin Peaks e Sex and the City, anche il finale di Lost potrebbe approdare direttamente al cinema. La serie, giunta alla quarta stagione, ha troppi misteri per essere spiegati nelle prossime puntate: meglio allora un film che dia tutte le risposte rimaste insolute. La voce, diffusasi oltre oceano, non e' ufficiale ma e' innegabile che l'ideatore della serie JJ Abrams, dopo Mission Impossible 3 e  Star Trek, stia puntando decisamente al cinema.

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martedì, 22 aprile 2008

Anteprima Stampa

locandinaOrtone e il mondo dei Chi!
 
Cartone di animazione che esce oggi nella sale italiane...
Inizio entusiasmante che cattura fin dalle prime battute per poi catapultarti in divertenti gag e spunti di riflessione per grandi e piccoli...
La storia narra di due mondi diversi, opposti ma simili, ovvero il mondo della foresta dove vive il simpatico elefante Ortone, e il minimondo dentro il fiore (granello) dove vivono i Chi (riferimento al "Grinch" dove sono presenti gli stessi personaggi; e lo stesso Grinch è un Chi!), presieduti dal  Sindachi di Chissadove. Due mondi che non si incontreranno mai ma che dialogheranno a distanza tutto il film... credendo l'uno nell'altro in maniera incondizionata!
La storia parla di fede, di amicizia e di rispetto perchè è difficile far capire ai più la bellezza del diverso(Ortone verrà creduto pazzo da tanti suoi "amici" perchè sente dentro un fiore delle voci!) ed è estremamente difficile credere in qualcosa che non si vede, sente o tocca.
Il mondo di Chissadove è in pericolo, in quanto essendo un piccolo granello potrebbe essere distrutto in pochissimo tempo, ma Ortone lo capisce  e se ne fa carico di salvarlo e proteggerlo da ogni attacco...
Un film che vale la pena di vedere poichè non è poi così diverso dalla nostra realtà... però, a differenza di noi, qui se ne accorgono e fanno subito qualcosa! mentre nel nostro mondo siamo menefreghisti e superficiali e ,anche ora che siamo tutti a conoscenza della situazione disastrosa del mondo, non facciamo nulla nel nostro piccolo per cambiarla o migliorarla.
 
"Ogni persona è importante per quanto piccola sia..."(Ortone)
di Giulia Marcantoni
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sabato, 12 aprile 2008

Intervista&Anteprima Stampa

Steve Buscemi

 

Impressioni e parole del famoso attore/regista in merito ad Interview

 

locandinapg4Anteprima stampa di Interview (diretto e interpretato da Steve Buscemi)! SupergaCinema risponde “presente”. La vicenda è quella di un giornalista autodistruttivo (Pierre Peders) che è costretto ad abbassarsi a fare un’intervista scandalo all’attrice televisiva del momento… pur di riconquistare la fiducia smarrita del proprio capo. Ne uscirà fuori uno scontro/incontro a scacchi, una partita mentale nella quale si parlerà di dolore, potere e vita. Un piccolo diamante per stile e concetto, tra citazioni d’autore e autolesionismo.

Remake dell’omonimo film diretto da Theo van Gogh (regista olandese di grande fama e talento che il 2 novembre 2004 fu assassinato per il ritratto dell’Islam “girato” nel suo cortometraggio Submission: Part 1). Un omaggio soprattutto nello stile, ovvero lo stesso che Theo amava usare più di ogni altro nei suoi progetti… quello delle tre camere - una per il protagonista, una per la protagonista ed una per l’insieme!

 

Al termine della proiezione è un onore poter fare qualche domanda o sentire le molte cose interessanti che Steve Buscemi (Le Iene, Big Fish, Fargo) ha da dirci:

 

Cosa l’ha spinta a dirigere ed interpretare un film come Interview che riflette e analizza il potere strumentale dei media?

La questione è più astratta; non è il tema dei media che mi ha spinto a fare il suddetto film. Alla base direi, invece, che sono stati proprio i personaggi di Theo van Gogh ad affascinarmi.

Questo è un film complesso, con personaggi complessi e sfaccettati; e come detto sono stati proprio loro a convincermi. Due anime da esplorare, capire, accusare… l’umanità in un rapporto a due!

 

E’ importante, secondo lei, il rapporto tra attore e regista?

Fondamentale! Crea stabilità e fiducia sul set, e rende più armonioso un film. Di fatti quando mi trovo alla regia, cerco in tutti i modi di sfruttare, nel mio piccolo, le esperienze che ho avuto come attore.

 

Come si è trovato a lavorare con la troupe di Theo van Gogh? Usando per di più le sue stesse tecniche di ripresa? (scelta presa dai produttori del film)

E’ stato intrigante capire come Theo girasse i propri film, con una visione del cinema così particolare ed innovativa. Lavorare con la sua troupe? Utile per il progetto, anche perché sapevano come aiutare la produzione sotto ogni aspetto. Arte, velocità ed improvvisazione. Un non so che di teatrale!

 

Che ruolo ha la musica in questo film e nel cinema in generale?

La Musica è il Cinema. Alle volte è importante anche la sua assenza ed il suo ritorno. Non mi piace però quando la musica è strumentalizzata per dirmi cosa devo provare. Lo trovo inutile e dannoso!

 

Le è mai capitato di fare un’intervista strana nella sua carriera (come capita alla protagonista del film)?

No, come quella del film no! Però una volta feci un’intervista telefonica per una rivista inglese, e settimane dopo uscì fuori che avevo incontrato il giornalista di quella rivista per una bellissima intervista in coppia con Tim Roth! Scoprii mesi più tardi come avessero fuso due diverse interviste, colorandole di fatti e parole non propriamente mie.

 

(sorride dunque, saluta tutti, e se ne va… da gran signore!).

 

a cura di Riccardo Iannaccone

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giovedì, 10 aprile 2008

Anteprima Stampa

JUNO regia di Jason Reitman

 

junoGià autore del cattivissimo “Thank you for smoking” Jason Reitman (figlio del regista cult Ivan Reitman) torna dietro la macchina da presa con Juno, pellicola indipendente americana di riflessione sociale/adolescenziale; opera seconda che ha fatto incetta di trofei in giro per il mondo, vincendo il premio come miglior film al Roma Film Fest; e l’Academy Award 2008 per la miglior sceneggiatura.

Psicologia femminile astratta, e temi di grande importanza morale! Il film scritto da Diablo Cody (una sceneggiatura fiammeggiante) è storia di adolescenza che diviene maturità d’animo, è un film iper-citazionista (si passa da Suspiria di Dario Argento, a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien) e sfrenato; più che mai grottesco nelle sue battute scorrette. Abilissima la sceneggiatrice nel manovrare ogni dialogo, consentendo alla narrazione di scorrere perfettamente di concetto in concetto. Jason Reitman alla sua seconda interpretazione, con cinepresa alla mano, si fa più maturo nel movimento e nelle scelte di campo; portando all’estremo quell’umorismo sadico che scorre nel suo dna.

Nominata all’Oscar… Ellen Page è bravissima nel vestire i panni della giovane ragazza alle prese con i problemi della vita (e tra questi, uno dei più scottanti di sempre: l’aborto).  Il ritmo è incalzante, le immagini sfuggono nel climax delle risate, Jason Reitman è impeccabile nel dirigere l’orchestra! Juno ha conquistato il mondo (oltre 200 milioni di dollari) con la sua freschezza di intenti; e la notizia non può che farci piacere.

 

di Riccardo Iannaccone

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martedì, 08 aprile 2008

in Sala

In Amore, niente regole regia di George Clooney

Era il 2003 quando Clooney esordì dietro la macchina da presa con Confessioni di una mente pericolosa; in 5 anni ha firmato la regia di tre film guidati da un unico fil rouge: smentire i falsi miti americani e svelare le macchie di un sistema di comunicazioni basato sulla menzogna. In questo Leatherheads (impossibile dopo aver visto il film continuare a chiamarlo In amore niente regole) prosegue il discorso portato avanti in Good Night and Good Luck, passando dal dramma in bianco e nero anni '50 alla commedia sofisticata anni '20. Al centro della vicenda c'è di nuovo un militare, Carter Rutherford (John Krasinski) un eroe nazionale, che di eroico non ha fatto proprio nulla, se non aver taciuto al momento opportuno e aver ricevuto di buon grado una medaglia per il suo presunto valore militare. Il giovane, oltre ad essere un "eroe nazionale" è anche una nuova promessa del football ed è qui che le vite dei tre protagonisti si incrociano: Lexie Littleton è una talentuosa giornalista e Dodge Connelly è un allenatore di football che in una sola giornata ha perso sponsor e squadra. I due si recheranno (e si incontreranno) presso il giovane Carter l'uno per convincerlo a giocare con la propria squadra Bulldogs e l'altra per estorcergli la confessione secondo cui non è un vero eroe di guerra: alla redazione del giornale, il Tribune, si è presentato infatti un ex compagno di Carter che ha raccontato la verità. Il triangolo amoroso è d'obbligo, ma non bisogna lasciarsi confondere dal titolo italiano: è vero l'amore c'è e nasce, come prevedibile tra il bel George e la brava Renée, ma qui contano le teste coperte dai caschi di cuoio (Leatherheads appunto) che si infrangono sugli avversari, conta il gioco sul campo, lo scontro corpo a corpo, e l'amore per il football quello sano, prima che il gioco venga sostituito da cachet da sogno. Clooney firma una commedia sofisticata, ottima dal punto di vista della ricostruzione scenica e divertentissima sul piano dei dialoghi supportata da un cast perfetto: Renée Zellweger è bravissima nella parte della giornalista d'assalto spregiudicata, e il giovane Krasinski ha quel visetto ingenuo e indifeso, tipico di chi si trova incastrato in qualcosa di molto più grande di lui. E poi c'è lui, il nostro George, che non solo imprime su pellicola una prova brillante dal punto di vista attoriale, ma firma anche una regia matura arricchita da una fotografia retrò dai colori caldi e accattivanti e da una colonna sonora  jazz semplicemente perfetta. Il film sarà in sala dal prossimo 11 aprile distribuito da Universal.

di Federica Falco

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sabato, 05 aprile 2008

in Sala

Nessuna qualità agli eroi: Come una discesa all’inferno.
 
"È un film che mi ha toccato perché osa rimestare in acque  profonde dove si annida una fauna ancestrale e terrorizzante".
(Mariolina Venezia, scrittrice e vincitrice del premio Campiello con Mille anni che sto qui)
 
Paolo Franchi ha esordito pochissimi anni fa con il meraviglioso La spettatrice, uno dei film italiani più belli degli ultimi 10 anni. Ovviamente sconosciuto ai più e oscurato da una distribuzione miope e indecente.
Questo è il suo secondo lungometraggio, presentato in concorso all’ultima mostra di Venezia. Il vulgus popolare anticinema italiano, sempre presente e insopportabile, lo ha subito attaccato, insultato e deriso. È invece un film da vedere e capire. E da difendere assolutamente.
 
La trama
Bruno Bruno (Todeschini) ha appena ricevuto dal medico una diagnosi crudele: non potrà mai avere figli. La notizia rimane chiusa dentro di lui, non la comunica alla moglie Anne (Irene Jacob), non le racconta neanche del grosso debito contratto con Giorgio Neri, un usuraio che si nasconde dietro il ruolo di direttore di banca. La vita di Bruno non ha ricordi, quei pochi dell'infanzia li ha cancellati a causa di un padre egoista, un artista famoso. Nulla sembra poter cambiare in un'esistenza così, ma le variabili impazzite sono molte, ed una si presenta sotto le vesti di Luca (Elio Germano), un ragazzo strano, che racconta poco di se ma sembra conoscere tutto di Bruno.
 
Il commento
Freddo, paesaggi desolati, pioggia, volti inquieti, buio. È un film glaciale e geometrico con un Elio Germano inquietante protagonista. Di un’eleganza stilistica non comune, carrelli lentissimi e raggelanti disturbano non poco. Parte come un thriller psicologico ma alla fine non è più un thriller… è un film che parla di un uomo che incarna il male, un male che può annidarsi dentro chiunque.
Nessuna qualità agli eroi crea discrasia com un quadro astratto. È come quei dischi che all’inizio non capisci ma poi li riascolti e li scopri “differenti e favolosi”: po’ come il Battisti di è già o di L’apparenza...
È cinema che punta in alto che non ricorre ai soliti temi del cinema italiano (il familismo e la commedia), nel rapporto padre/figlio ricorda certo cinema straordinario di Bellocchio, ci sono rimandi interessanti a certo “cinema psicoanalitico” molto in voga anni addietro.
In certe sequenze si perde un po’ ed è forse troppo freddo. Non è probabilmente un film riuscitissimo ma è volutamente ambiguo e “non comune”, infatti non è stato capito ed è subito stato etichettato come difficile o intellettuale (con disprezzo per la parola) o peggio ancora come presuntuoso. Io lo difendo e lo consiglio. Non è sicuramente “cinema da amare”, è cinema che disturba la mente. Si esce dalla proiezione confusi e inquieti. È pessimista, ancor più di Sweeney Todd, perché non c’è la minima spiegazione, o giustificazione, al Male. Senza via di uscita e senza speranza. Disturbante.
 
di Claudio Casazza
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giovedì, 03 aprile 2008

Anteprima Stampa

Oxford Murders regia di Alex de la Iglesia

Dopo il discreto successo di Crimen Perfecto - Finché morte non li separi, Alex de la Iglesia torna dietro la macchina da presa per parlare di delitti perfetti cimentandosi con Oxford Murders per la prima volta nella realizzazione di un thriller. Protagonista  del  film è Elijah Wood, studente di matematica giunto ad Oxford per studiare con Arthur Seldom, anziano professore di matematica e logica.
Dopo il primo burrascoso incontro durante una conferenza i due incroceranno di nuovo le loro vite presso la scena di un delitto: da questo momento i due saranno uniti nella ricerca dell'assassino: il killer è infatti un assassino seriale che ad ogni delitto lascia un messaggio con dei simboli astratti lasciando intendere di voler sfidare il grande matematico.  Alex de la Iglesia gioca molto sull'effetto sorpresa, facendo sì che fino all'ultimo fotogramma nulla sia come sembra, tuttavia Oxford Murders rimane una pellicola non mordente, dal ritmo basso, non sempre capace - in alcuni aspetti- di coinvolgere lo spettatore. Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 11 aprile.

di Federica Falco

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lunedì, 31 marzo 2008

in Sala

My Blueberry nights regia di Wong Kar-wai

CAST: Norah Jones, Jude Law, Rachel Weisz, David Strathairn, Natalie Portman

Elizabeth scopre che l’amore della sua vita la tradisce con un’altra donna. A fargli la sconcertante rivelazione il barista Jeremy, col quale comincia a confidarsi facendo nascere una platonica amicizia che viene troncata dalla partenza della ragazza, prima che diventi qualcosa di più. Elizabeth, infatti, decide di viaggiare per diversi stati americani alla ricerca di una nuova identità e soprattutto per dimenticare il suo dolore. Lungo il cammino, numerose le conoscenze che le cambieranno la vita: un poliziotto alcolizzato, la moglie che l’ha abbandonato e una piccola seducente giocatrice d’azzardo.

 

Dopo l’indimenticabile e insuperabile In the mood for love e lo straordinario 2046, da Wong Kar-wai ci si aspetta sempre il capolavoro estremo e se non lo si ottiene si rimane indelebilmente delusi, anche se ci si trova davanti ad un prodotto di valore. E’ questo il caso di My blueberry nights, prima incursione americana del regista, che non riesce a raggiungere le vette poetiche dei suoi precedenti lavori, ma che ha non pochi pregi (ma ci sono anche dei difetti), primo su tutti l’altissimo livello di recitazione e la straordinaria fotografia che ci mostra le bellezze dell’America (lunghe strade sconfinate, casinò, tavole calde, locali notturni e via dicendo) immergendole in colori dalle tinte fortissime che riscaldano i cuori e riempiono gli occhi. My blueberry nights, non è, quindi, un capolavoro, ma avrebbe potuto esserlo se si fosse avvalso di una sceneggiatura migliore e soprattutto di un minor uso del ralenty (punto di forza di numerose pellicole del regista, prima su tutte la succitata In the mood for love, dove rappresentava forse il maggior elemento di potenza emotiva e narrativa) che se per certi versi risulta essere funzionale al racconto (soprattutto all’interno del bar di Jeremy e nel rapporto tra lui e la giovane tradita Elizabeth), per altri appare estremamente gratuito e senza senso. Meno ralenty e più coerenza espositiva e si sarebbe sfiorato il risultato massimo. Non sempre si può pretendere la perfezione, ma non per questo è lecito disprezzare una pellicola, che se pecca di qualche ingenuità e di non pochi stereotipi tipici dei road-movies americani, dove si parte e dopo numerose peripezie si ritorna più cresciuti e consapevoli di prima; ci regala alcuni momenti di alto, anzi di altissimo cinema. Un inizio e una fine, ambientati nel bar di Jeremy e incentrati sul rapporto tra lui ed Elizabeth, che regalano non pochi brividi e che sono costruiti con una maestria non indifferente e con la solita attenzione del regista per gli oggetti e per l’importanza che essi hanno nello svolgersi dei rapporti umani: un mazzo di chiavi, una torta ai mirtilli avanzata, una telecamera rotta, una porta che non si apre fino in fondo. Se il film si fosse svolto interamente all’interno del bar continuando sulla falsariga di quei primi momenti superlativi, nessuno avrebbe potuto trovare un difetto alla pellicola. Volendo, invece, incentrare l’attenzione sulla cantante Norah Jones e sulla crescita formativa del personaggio che interpreta (discretamente tra l’altro), il regista è incappato in alcune difficoltà che si sono materializzate in sottotrame poco convincenti, anche se magistralmente interpretate, che sfiorano il luogo comune del dispiacere per arrivare al piacere, delle delusioni per arrivare alla felicità, dei rapporti d’amore spezzati (tra un uomo e una donna, tra un padre e una figlia) che insegnano ad apprezzare la propria vita e via dicendo.

Stilisticamente Kar-wai non delude e sicuramente non deluderà mai. Primi piani che bucano lo schermo (straordinari quelli delle bellissime e sensualissime Weisz e Portman); carrellate che ci mostrano particolare dopo particolare la totalità della scena; colonna sonora estremamente fine e raffinata; un trattamento del tempo, ma soprattutto dello spazio, che stupiscono per eleganza ed efficacia; una direzione degli attori determinante ai fini della riuscita della messa in scena (ad emozionare più di tutti è lo scapigliato Jude Law nel ruolo del barista con una storia profonda dietro, che conserva le chiavi dei suoi avventori e che tenta disperatamente di rispondere alle cartoline di Elizabeth). Non mancano i richiami al grande capolavoro