"Buona la Prima"

curato da: Riccardo Iannaccone
lunedì, 08 giugno 2009

dal set
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martedì, 30 settembre 2008

Festival del Cinema di Roma - Extra presentazione

Sezione Extra
L´altro Cinema (o Extra) - sezione presentata a Roma dal saggio Gianluigi Rondi e dal Cult Mario Sesti - E' l'area del Festival Internazionale del Film di Roma in cui si potrà incontrare Al Pacino ma anche Olivier Assayas, quella in cui Michael Cimino mostrerà le scene di ballo più belle della storia del cinema e che vedrà Greenaway, in video, parlare di Rembrandt.
L'Altro Cinema | EXTRA farà conversare insieme, di fronte a pubblico e giornalisti, Toni Servillo e Carlo Verdone, due spettacolari campioni della tradizione attoriale italiana, e nello stesso tempo chiunque vi potrà trovare immagini rare e preziose di paesi lontani: l'Iran, l'Armenia, l'Australia e tanti altri. Ci saranno le visioni dei giovani talenti dell'animazione californiana e quelle degli artisti video italiani, thriller non convenzionali (Martyrs, JCVD) e l'ultimo restauro della Film Foundation di Scorsese. È una sezione diversa da quelle tradizionali: si può entrare in una sala e fare una domanda a David Cronenberg e successivamente entrare in un´altra dove riascoltare Bob Marley e Fabrizio De Andrè sullo schermo. La sua natura lussureggiante e "funky" (come ha scritto qualcuno sul web) le ha assicurato, nella scorsa edizione, il successo di stampa e pubblico.
La nuova presidenza di Gian Luigi Rondi ha confermato questa impostazione e ha dato ampia libertà di esplorarla e potenziarla. È il motivo per cui quest'anno, nell'Altro Cinema | EXTRA, oltre alle anteprime di tendenza, a sorprendenti film di genere, ai documentari che formano l'unica categoria competitiva (con i premi CULT ed ENELCUORE), agli incontri e le lezioni di cinema, ai numerosi omaggi (a Risi, Manfredi, ad Alida Valli o a un autore/artigiano come Steno, padre dei fratelli Vanzina), troverete una vetrina di giovani esordienti romani nel cinema della realtà (Roma Doc). L'idea dell'Altro Cinema | EXTRA è proprio questa: che ci siano ancora più cose tra cielo e terra, e nel cinema, di quelle che il cinema di tutti i giorni vuole farci credere.
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giovedì, 18 settembre 2008

Recensione - Anteprima

Star Wars - the Clone Wars

ACW_IA_4568_RQuando in “the New Hope” un filosofico Obi Wan (Sir. Alec Guinnes) narrava “della Guerra dei Cloni” ad un sorpreso e affascinato Luke Skywalker… tutti arrivammo a domandarci se avremmo mai potuto vedere o “vivere” quello “squarcio” storico tanto importante, che avrebbe segnato la fine della Repubblica Galattica, nata dalla pena di George Lucas! Finalmente quel capitolo tanto atteso (dedicato alla Guerra dei Cloni) è giunto nella nostra Galassia; sotto una pirotecnica pioggia di cartoons ed effetti speciali abbaglianti! Un nuovo sfavillante look dunque, per il primo film di animazione della Lucasfilm Animation.

Sinossi - Mentre le “Guerre dei Cloni” sconvolgono la galassia, gli eroici Cavalieri Jedi si battono per mantenere l’ordine e riportare la pace. Un numero crescente di sistemi stellari cade preda delle forze del lato oscuro, mentre la Repubblica Galattica è sempre più minacciata dai Separatisti e dal loro immenso esercito di droidi. Anakin Skywalker e la sua allieva Padawan Ahsoka Tano (nuova entrata che strappa più di un sorriso) si trovano coinvolti in una missione di cruciale importanza, una missione che li porrà di fronte al signore del crimine Jabba the Hutt. Ma il Conte Dooku e i suoi malvagi agenti, compresa la spietata Asajj Ventress, non si fermeranno davanti a niente pur di impedire che Anakin e Ahsoka riescano a portarla a termine.

A conti fatti questo nuovo style animato calza a pennello nei riguardi di una delle Saghe più amate di tutti tempi. Certo, fa lievemente impressione osservare personaggi tanto amati (come Obi Wan, Anakin o Yoda) muoversi come felini guerrieri in una escalation di sparatorie multicolore ed intrighi politici “made in realtà”, ma il tutto gira con assoluta perfezione grafica e musicale. La regia di Dave Filoni invece è estremamente “pulita” nei minimi dettagli, soprattutto nei momenti in cui concede centralità assoluta ai molti duelli che popolano la pellicola. Le basi, per l’attesa serie tv animata che dovrebbe partire a mesi nelle Tv americane, ci sono. Non ci resta altro che aspettare, vedendo all’uscita sala, orde di bambini che si sentono un po’ piccoli Jedi, intenti a sguainare le loro finte spade laser da sogno!

a cura di Riccardo Iannaccone

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martedì, 16 settembre 2008

Recensione

Respirando l’aria della libertà…

Forest Whitaker, Kevin Bacon, Sarah Michelle Gellar, Brendan Fraser, Emile Hirsch, July Delpy e Andy Garcia, questi sono gli attori che compongono il fornito cast di “The Air I Breathe”.
Partendo da un proverbio cinese che divide la vita in quattro pietre ancestrali: felicità, tristezza, piacere e amore, il regista Jieho Lee, in questo suo primo lungometraggio, cerca di darci l’essenza di questi sentimenti sviluppando diverse storie che si intrecciano tra loro secondo l’ormai consueto meccanismo di “Crash” di Paul Haggis.
Più che raccontarci delle storie questo film sembra quindi volerci portare a provare dei sentimenti. E’ interessante come molto spesso l’emozione provata dal personaggio derivi da un paradossale mutamento dei valori, una sorta di movimento di ribellione, che pur avendo effetti negativi sul personaggio stesso, rappresenta la reale forma di libertà da lui ricercata. Nell’episodio sulla felicità con Forest Whitaker ad esempio, in cui il premio oscar interpreta un banchiere che perde tutto puntando su una corsa di cavalli truccata che non va come dovrebbe, la reale felicità del personaggio deriverà dal senso di liberazione dai costumi sociali che in qualche modo lo tenevano incatenato ad una vita monotona, anche se sicura, che proverà dopo aver tentato di rapinare una banca. Da notare ad ogni modo anche il collegamento tra le storie degli altri personaggi e il loro personale sentimento. Come quella che vede protagonista Sarah Michelle Gellar, “Tristezza”, che parla di una popstar in balia di un mafioso (Andy Garcia), oppure l’episodio di Brendan Fraser, “Piacere”, nel quale l’attore interpreta un gangster che ha il dono di predire il futuro degli altri ma non della sua vita, per terminare su “Amore”, dove Kevin Bacon, nelle vesti di un dottore, cerca di salvare la vita ad una paziente che ha un significato molto speciale per lui.


Jacopo Francia
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venerdì, 12 settembre 2008

E' arrivato il Pandamonio!

Kung Fu - Panda

Dreamworks ritrova la pace interiore, sfuggendo l’ombra del successo di Shrek che ancora la perseguitava, nonostante buone prove successive (Shark Tale, Madagascar).
Mark Osborne e John Stevenson, registi in causa, fanno rivalutare il lavoro della casa madre, ancora troppo accusata di non avere il coraggio e l’originalità Pixar.
Po è un panda grassoccio, fan del Kung fu, l'antica arte marziale cinese, con tanto di statuine in miniatura dei 5 guerrieri del Palazzo nella sua stanza, guidati dal Maestro Shifu. Ma lavora come cameriere nel ristorante del padre, che lo spinge verso un destino da ‘spaghettaro’. Ad un raduno nel Palazzo, dove si concentra tutto il villaggio tranne Po che resta chiuso all'esterno, il Saggio Maestro Tartaruga deve svelare chi è il Guerriero Dragone, perché una visione gli ha predetto che il malvagio Tai Lung sarebbe in procinto di fuggire dalla prigione in cui è rinchiuso. E qui hanno inizio le peripezie, perché, molto ma molto casualmente, viene indicato Po, il panda, come predestinato (ma forse "il caso non esiste"). Tutti restano increduli, e una sfida impossibile si prospetta all'orizzonte; ma non ci dilunghiamo di più sulla trama.
Shifu sentirà il destino solo quando il Vecchio Maestro Tartaruga gli consegnerà il suo bastone prima di sparire sotto il Sacro pesco della saggezza divina.
Assenti le citazioni filmiche che hanno impreziosito le serie Shrekiane, ma che di contro finivano per essere indirizzate solo ad un pubblico più adulto, Kung Fu Panda riesce a far risorgere l’animazione di casa Dreamworks concentrando l’attenzione sulla genuinità e sul candore del personaggio traino, cosa che coinvolge la vasta platea dei giovanissimi.
Il film riesce ad appassionare e divertire, con inserti visivamente poetici e ben inseriti. Ritmo controllato e atmosfera che tiene giustamente a bada gli eccessi , quelli interni al film, ma quasi anche quelli dei momenti attuali della vita esterna ad esso. Accelera solo nelle sequenza di azione, ma con una tensione molto più meditativa che esclusivamente spettacolare. Da godere, in oltre, la fotografia degli interni e dei notturni orientali.
La sceneggiatura viaggia senza affanni, e soprattutto resta sospesa fino alla fine sulle corde riflessive, senza moralismi. E la scena finale del riposo sembra quasi una delle chiavi di lettura, ancor più della pergamena: i limiti delle possibilità umane sono valori, con cui essere in pace.
Nella versione originale, autentiche star hanno doppiato i personaggi, le voci abbagliano: Jack Black è ovviamente il panda Po, Dustin Hoffman è Shifu, Angelina Jolie è Tigre, Jackie Chan è Scimmia, Lucy Liu è Vipera, e una sfilza di altre voci note popola il film. Nella versione italiana c’è l’impeccabile scuola di doppiaggio nostrana, ma in più c’è Fabio Volo che è la voce proprio del panda Po, che rende egregiamente il personaggio, molto bene nelle vesti del Jack Black tricolore.
Kung Fu Panda è volato con gli incassi (superando i 500 milioni Usd) e anche in Italia tiene il passo. Ovviamente Dreamworks annuncia il sequel, e gli sceneggiatori sono già a lavoro.
Consigliamo infine la visita al sito web ufficiale, ricchissimo di curiosità, la cui home panoramica è stupenda: non perdetevi l'ingresso nel Palazzo di Giada, e divertitevi col gioco delle 3 ciotole!
E ricordate: non cercate di essere troppo ‘mistici e kungfuici’.

Francesco Di Serio
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giovedì, 11 settembre 2008

Recensioni

Decameron Pie

locandinapg5Il Decameron, la raccolta di novelle scritte da Boccaccio nel 14° secolo, è senza dubbio uno dei classici della letteratura trecentesca italiana, studiato da generazioni di studenti di tutte le scuole. Ambientato durante la Peste che colpì Firenze nel 1346, il libro racconta la storia di sette ragazzi e di tre giovani donne che fuggono dalla città infestata dall’epidemia, rifugiandosi nella campagna fiorentina. Nel corso dei dieci giorni trascorsi insieme in una villa, ognuno di loro racconta una storia, dando vita al Decameron, una raccolta, per l’appunto, di 100 novelle. Lo scrittore-regista David Leland ha però, in questo caso, voluto rileggere il Decameron in termini assai più moderni, trasformandolo in un film il cui obiettivo è quello di catturare il pubblico contemporaneo. Da questa idea di base nasce: DECAMERON PIE –  che vede al centro della vicenda lo sciupafemmine Lorenzo de Lamberti (Hayden Christensen), un giovane avventuroso, oggetto dell’odio del ricco Gerbino de la Ratta (Tim Roth), che ne fa il suo bersaglio. Per sfuggirgli, Lorenzo si allontana da Firenze, e trova rifugio presso un convento, dove inizia a lavorare come giardiniere (…)

“Boccaccio è stato geniale nel modo in cui ha legato fra loro le singole storie”, afferma Leland. “Il Decameron è un classico della letteratura da 600 anni proprio perché leggerlo è un vero piacere. In esso c’è tutto ciò che caratterizza gli esseri umani e i loro desideri. Non è un caso che la gente lo apprezzi e non è un caso che Chaucer e Shakespeare ne siano stati ispirati. Il libro mette in scena uno spiccato appetito per l’amore e celebra la natura umana. Aiuta a comprendere la dinamica fra gli uomini e le donne”.

I produttori Dino e Martha De Laurentiis per primi hanno concepito l’idea di un approccio contemporaneo al Decameron. Dino De Laurentiis in primis conosceva bene l’opera di Boccaccio, avendone già prodotto due versioni per il cinema. Tuttavia aveva in serbo un ulteriore approccio all’opera, un’idea che doveva restare si fedele allo spirito trecentesco, ma staccandosi dal purismo del Decameron, avvinghiando e coinvolgendo con il tema del sesso il pubblico odierno. L’inglese Leland, che ha esordito con il grande successo di pubblico e critica “WISH YOU WERE HERE”, si districa bene maneggiando con cura riprese e tagli di scena; e rendendo fluida la narrazione tanto goliardica quanto folle. Il Film (il cui titolo italiano non rispecchia a pieno le possibili potenzialità) si fa guardare in fin dei conti per quello che è, conquistando il suo pubblico di stoccata in risata per semplicità e freschezza. Nell’arido settembre che ci accoglie, ci troviamo di fronte ad un accurato lavoro per passare una serata in allegria e compagnia! Lo spettatore è avvisato.

A cura di Riccardo Iannaccone

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martedì, 09 settembre 2008

Recensioni

X-Files: Voglio Crederci

la-locandina-italiana-di-x-files-voglio-crederci-80192Questa volta niente alieni o misteri provenienti dallo spazio; X-Files torna più umano che mai, concentrando le proprie attenzioni sull’umanità e sul rapporto d’amore (ed era anche ora) tra Mulder e Scully; mentre attorno a loro si sviluppa un angosciante thriller, tra mercato d’organi, esperimenti e sensitivi in cerca di redenzione.

Molti fans potrebbero anche storcere la bocca per l’assenza nel plot dei cugini di E.T; ma il secondo film dedicato alla saga creata da Chris Carter e Frank Spotnitz si dimostra a sorpresa un lavoro curato nei minimi dettagli. Avvincente nelle sue sotto-trame, e spesso riallacciato ad “episodi” della famosa serie. Spiccano, tra una scena e l’altra, un uso sapiente degli effetti speciali ed una sceneggiatura che sa cogliere in pieno lo spirito del progetto e le sue radici; cioè scoprire Mulder e Scully andando ancor più in profondità: il loro cuore, i loro problemi, il loro problematico amore.

“Io e Chris – rivela Spotnitz – abbiamo dato uno sguardo profondo ed emozionato a Mulder e Scully e al punto in cui si trovano nel loro percorso di vita. Anche per questo credo piacerà alla gente che ha amato la serie. Spavento, surrealtà, paura... tutto rimane inalterato; mantenendo il proprio fascino”. Un cerchio dunque che si chiude nel mondo X-Files, fornendo risposte e allargando il campo della ricerca umana, miscela di dolori e rimpianti. Cose che gli alieni davvero non possono sperare di capire!

di Riccardo Iannaccone

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martedì, 05 agosto 2008

News

Sta per tornare... l'attesa è GRANDE. 19 SETTEMBRE 2008

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venerdì, 25 luglio 2008

News

Batman esordio da record

(ANSA) - ROMA, 24 LUG - Il Cavaliere oscuro, il sequel di Batman Begins, uscito ieri in Italia, ha incassato 700 mila euro nel primo giorno di programmazione.Il dato e' stato diffuso da Cinetel.Il film registra cosi' il secondo risultato di sempre per un'uscita in un giorno di luglio, superato solo da Harry Potter e l'Ordine della Fenice, uscito l'anno scorso l'11 luglio.''Il pubblico sa premiare i buoni film indipendentemente dalla data di uscita'' cosi' Paolo Protti, presidente dell'Anec, commenta il risultato.

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martedì, 22 luglio 2008

recensioni

 HELLBOY 2
Gli eroi non s’hanno da dimenticare


E’rosso e non particolarmente bello. Ha un carattere difficile, esibisce sulla fronte due corna segate e il suo braccio destro è un po’ più pesante del normale… Hellboy, creatura infernale creata dal fumettista Mike Mignola, torna a rivivere sul grande schermo più in forma che mai in questo esplosivo sequel.
Congedata con il primo film la presentazione del personaggio e della sua storia, il regista Guillermo Del Toro ha finalmente modo di scatenare il suo estro creativo e immaginifico, poggiandosi su di una sceneggiatura che ha richiesto due anni e mezzo del suo tempo per essere portata a compimento. Lontano da imbarazzanti secondi episodi senza capo né coda, figli di esigenze puramente commerciali e incapaci di porsi in modo organico con il film che li ha preceduti, “Hellboy 2” presenta un intreccio articolato e coerente che possiede tre grandi pregi: la variazione dei registri, l’introspezione dei personaggi e l’apertura a tematiche non convenzionali. Del Toro passa con una semplicità inconsueta dal tono drammatico a quello comico, non prendendosi mai realmente sul serio e riconoscendo la natura giocosa e di intrattenimento aperto a tutti del proprio prodotto. I personaggi, interpretati da un equilibrato cast di attori che vede nel burbero Ron Perlman l’elemento di maggior spicco, si evolvono così saltando repentinamente da momenti drammatici ad altri permeati di un umorismo irresistibile, mostrando il loro volto umano come pochissimi altri supereroi hanno saputo fare nell’ultimo decennio. E’proprio la figura del supereroe ad essere al centro dell’indagine del regista, che riconosce in essa una fondamentale funzione per l’immaginario collettivo di un mondo ‘disincantato’ in cui niente sembra più riuscire a stupire; il cantastorie Del Toro proietta i suoi spettatori nel pirotecnico e variegato mondo magico delle favole, dei sogni e degli incubi, degli eroi e dei demoni, con il preciso obiettivo di salvaguardare quel contatto con la fantasia e con l’immaginazione che ha tanto a cuore e che da sempre caratterizza il suo cinema. Ad aiutarlo in tale intento interviene il cast tecnico del film, costituito da reparti artistici, scenografi, costumisti e truccatori, che crea un mondo magico (significativamente collocato dietro la realtà di ogni giorno) dalla stupefacente bellezza visionaria, ricco delle più incredibili creature. In questo caotico e variopinto universo fantasy tecniche tradizionali ed elaborazioni digitali si incontrano con discrezione, senza mai un eccessivo uso del computer, che, pur regalandoci spettacolari scene d’azione, resta placidamente al suo posto laddove il suo uso non sia funzionale alla trama o nel caso in cui a rapire l’attenzione bastino già ‘reali’ combattimenti coreografati in modo impeccabile.
“Hellboy 2” è un’autentica sorpresa, e Del Toro, già assegnato alla direzione del duplice film “Lo Hobbit” (2011-2012), si riconferma un grande poeta visivo che, senza rinunciare al piacere di effetti speciali e concitate scene d’azione riesce ancora, con semplicità e umorismo, a far perdere i suoi spettatori in un ‘labirinto’ di piacevoli suggestioni.

di Francesco Bonerba

 


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giovedì, 17 luglio 2008

News

J.J Abrams colpisce ancora: Fringe

Fringe è il quarto telefilm nato dalla mente geniale di J.J. Abrams (dopo Felicity, Alias, Lost) insieme a Roberto Orci e Alex Kurtzman.  E' interpretato da Joshua Jackson, John Noble e l’esordiente Anna Torv. Ancora non si sa molto su questo progetto che è stato presentato da poco al City Center di New York  Dalle prime indiscrezioni (e dall'affascinante episodio pilota) si tratta di un thriller fantastico che strizza l'occhiolino allo storico X-Files. La trama (andrà in onda a fine Agosto) come si vede nel primo trailer rilasciato in questi giorni, racconta del volo internazionale 627 che atterra all'aeroporto di Boston con passeggeri ed equipaggio inspiegabilmente morti tra indicibili sofferenze all'interno di un Boeing rimasto assolutamente intatto. All'agente speciale FBI Olivia Dunham (Anna Torv) viene affidato l'incarico di indagare sul delicatissimo caso. Il mistero del volo 627 però rappresenta solo la punta di un enorme 'iceberg, sotto la quale si cela una sconvolgente verità. Chi conosce J.J. Abrams (basti pensare alla Leggenda Lost) sa che nulla è ciò che appare e nulla accade per caso!! sono sicuro che ne vedremo delle belle...

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lunedì, 14 luglio 2008

La Musa del Cinema

Superga Cinema premia con la Musa, in collaborazione con MarteLive

Premio_Musa_-_1

Carissimi Lettori,
al Contestaccio le premiazioni dei vincitori dell’ottava edizione di MArteLive/cortometraggi. Mercoledì 16 luglio in via di Monte Testaccio una serata di “gala” in stile MArteLive, una Notte dell’Arte emergente che avrà come protagonisti tutti i vincitori di MArteLive 2008 con ospiti speciali...
 
SupergaCinema sarà presente tutta riunita in questa serata nella quale verrà consegnato il Premio "Musa" by SupergaCinema. E' un passo importante in questo nostro percorso. Colgo inoltre l'occasione, anche, per allegare alcune foto della "Musa" realizzate dal bravissimo Andrea Pascarelli...

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mercoledì, 09 luglio 2008

Intervista

 Conferenza stampa "Funny Games"
Intervista a Michael Haneke

Locandina Funny Games
- Perché ha deciso di rifare Funny Games negli Stati Uniti, in inglese?

All´inizio è stata soprattutto l´idea di un produttore. Ci ho pensato e mi sono detto che una versione in inglese era forse il modo migliore di raggiungere l´obiettivo che mi ero dato dieci anni prima. Il primo film non aveva raggiunto il pubblico cui era destinato, ovvero il pubblico anglofono, che è quello che consuma di più la violenza al cinema. Purtroppo, però, la lingua tedesca è stata un ostacolo per il successo del film in America, dove era stato distribuito solo nel circuito di sale d´essai. In seguito ho ricevuto altre richieste di remake: per Niente da nascondere, che ha avuto un buon riscontro in America e, per quanto possa sembrare stupefacente, anche per Il Settimo Continente. Non è stato ancora deciso nulla, ma Ron Howard ha già un´opzione su Niente da nascondere.

- L´idea di fare un remake scena per scena, cambiando semplicemente gli attori, è sua o della produzione?

E´ mia. Poiché il film è sempre di grande attualità, non immaginavo cosa avrei potuto cambiare per la versione americana. E poi era una sfida personale. Mi chiedevo se sarei stato in grado di rifare il film in circostanze diverse.
Nel momento in cui si inizia a girare, si decidono le inquadrature anche in base agli attori, facendo variazioni a seconda del loro modo di reagire ed esprimere quello che il regista ha in mente. In questo caso non era possibile. Tutto doveva aderire perfettamente al quadro stabilito in partenza, con le piccole difficoltà quotidiane che questo comportava. In alcuni momenti sono arrivato a maledirmi per aver scelto un´inquadratura piuttosto che un´altra
dieci anni prima...

- Non ha mai dubitato della pertinenza del progetto?

No. Il film è destinato fondamentalmente a quelli che non hanno visto il primo Funny Games. E´ la sua principale ragione di esistenza. In ogni caso penso che gli spettatori che conoscono la prima versione possano comunque apprezzare la seconda, e divertirsi a metterle a confronto.

- Ha chiesto agli attori di lavorare partendo dalla versione austriaca?

Tutti hanno visto il primo Funny Games prima di accettare di far parte del progetto, ma poi mi sono raccomandato affinché non lo vedessero di nuovo. Non volevo che la visione interferisse con la loro recitazione e che finissero per imitare gli attori precedenti.

- È stato mai tentato di mettere a confronto la loro recitazione con quella degli attori precedenti?

Era difficile sfuggire a questo. A volte mi sono lasciato andare a dei confronti senza volerlo, in modo inconscio e inconsapevole. Per me, tuttavia, non è una cosa grave. Succede spesso a teatro: ho messo in scena molte volte le stesse opere con attori differenti. Aiuta a gettare una nuova luce sui personaggi. D´altra parte, quando vedo le due versioni di Funny Games, non vedo lo stesso film anche se, nello stesso tempo, sono identici nella forma...

- Sono passati dieci anni dalla versione originale. Pensa che la scena del telecomando, il suo intervento nel flusso narrativo con l´effetto rewind, sia ancora attuale?

Non è un escamotage utilizzato nel corso del tempio così tanto da apparire oggi fuori moda. Conosco delle persone che hanno scoperto Funny Games solo attraverso il remake e l´effetto di questa scena - telecomando/rewind, lo sguardo in camera di Michael Pitt - hanno ancora un impatto molto forte. E´ una scena che causa una rottura nel legame film/spettatore, cosa per me fondamentale.

- E´ un film cattivo?

Si, nella misura in cui dà soddisfazione a colui che prova piacere nello spettacolo del terrore. A un certo punto, però, lo spettatore è come partecipe di quello che accade, e non può che porsi delle domande sul proprio ruolo. E il film non sembra consolarlo per la sua posizione, anzi lo rimprovera. E´ in questo che è cattivo.

- Chi è che recita nel film: loro, voi, noi?

Tutti. Nessuno è innocente. Nemmeno le vittime: non possono fuggire ma, in fondo, sono loro che hanno scelto di barricarsi in una grande casa ultra protetta.
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lunedì, 07 luglio 2008

Rivisti per Voi

BE KIND REWIND
a cura di Riccardo Iannaccone

Non si può frenare la gioia di un bambino al termine di un´opera tanto rara e bella. Be Kind Rewind è di fatto uno straordinario e commovente Omaggio al mondo quale era, oppure ad un Cinema passato che nella sua purezza incantò generazioni dopo generazioni.
L´ultimo "bricolage" surrealista del regista-pazzo-ma divino Michel Gondry, è penetrante assolo Jazz, musica da jam session, un continuo rielaborare di pellicole, che sfumano sino al poetico imbrunire. La vicenda è quella di Jerry (Jack Black) e Mike (Mos Def) che cercando di sabotare la centrale elettrica di quartiere finiscono per smagnetizzare involontariamente tutte le cassette del vecchio videoshop in cui lavora lo stesso Mike. Per non deludere i pochi clienti, allora, i due decidono di girare un remake di uno dei film cancellati (Ghostbusters) tanto richiesto dalla cliente più affezionata ed anziana. Di lì in poi Mike e Jerry, ed infine tutti gli amici del quartiere, si ritroveranno impegnati a tempo pieno a girare nuove versioni dei film più amati di sempre, dando nuovo impulso non soltanto agli affari del negozio ma alla vita dell´intera comunità.
King Kong, A spasso con Daisy, Man in Black, Rush Hour, 2001 Odissea nello spazio, Robocop, i film rivisti e re-interpretati divengono culto, dunque, non solo in queste desolate terre Soul, ma anche in tutta New York, svegliando dal torpore anche il malefico sguardo del "potente".
Be Kind Rewind strizza l´occhio alla totale magia del cinema indipendente, soffocando commozione sopita, e ribellione nascosta sotto la pelle. Gondry scuote il suo mondo, facendolo diventare nostro. Ogni immagine diviene colore, ogni colore a sua volta muta in musica.
Immenso Jack Black, attore cangiante e di straordinario talento visivo, capace di rendere (con un solo movimento) una scena densa di mille significati; Avvolgente invece la sceneggiatura, mai dispersiva e capace di rendere veloce una storia che fa della pacatezza il suo punto di forza.
Dopo L´arte del sogno, ma soprattutto Eternal sunshine of the spotless mind, si torna ad assistere alla forza grezza del cinema, alla sua straripante genuinità e perfezione quando si trova isolata da giochi di potere e identità nascoste. Il negozio "BE KIND REWIND" ci appartiene in quanto idealista, amante del vhs (basta con le nuove tecnologie) ma soprattutto in quanto luogo di amicizia inseparabile. Forse una storia di altri tempi, ma fatevelo dire: ERA ORA!
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lunedì, 07 luglio 2008

Recensione

Wanted regia di Timur Bekmambetov

L’incredibile trasformazione di un uomo normalissimo in un invincibile giustiziere-killer. Nel 2008 il mondo conoscerà l’eroe di una nuova generazione: Wesley Gibson!

Il ‘visionario’ regista TIMUR BEKMAMBETOV (creatore di Day Watch, uno dei film più importanti nella storia del cinema russo) dirige la complessa e intensa avventura del venticinquenne Wes (McAvoy), un fannullone che odia la propria vita da “sfigato”. Al lavoro il suo capo (una frustrata quarantenne mangiatrice di ciambelle) vive per tormentarlo di fronte agli altri impiegati che bivaccano davanti alle loro scrivanie. A casa, la sua ragazza regala favori sessuali a tutti tranne che a lui, compreso al suo ‘migliore’ amico. Non è strano quindi che il povero Wes ingerisca costantemente pillole contro gli attacchi di panico, trangugiandole come se fossero caramelle, fra un pasto confezionato e l’altro. Tuttavia, la patetica vita di Wes sta per cambiare, e la svolta eclatante gli risparmierà altri lunghi anni di insopportabile infelicità.

Pallottole ad effetto, “treni al deraglio”, tele che prevedono il Destino; tutto ciò e molto altro è “Wanted”, pellicola di assoluto valore, distribuito dal 2 Luglio, in Italia, dalla United International Pictures. Il film, ambientato nella notturna Chicago, fa sfoggio continuo di effetti speciali sbalorditivi, in una escalation imprevedibile quanto prevedibile di duelli sospesi nel vuoto.  A condire il tutto: pistole griffate, ammiccanti “revisioni” in stile Matrix ed una Angelina Jolie in forma smagliante.

Erroneamente citato come film polpettone, dedicato ai teenager (niente di più falso), Wanted gioca su di una fotografia accecante (MITCHELL AMUNDSEN) e dialoghi al limite del grottesco, che donano brio all’intera struttura; mentre al centro di ogni azione si trova James McAvoy, principe assoluto della scena e attore in grande ascesa, qui affiancato da un silenzioso e onnipresente Morgan Freeman.

La vicenda scorre veloce, tra sequenze imperdibili e trappole narrative montate ad hoc. Il resto? Un finale a sorpresa degno di nota. Che cosa stiamo aspettando allora? Il “Leone” nascosto in noi FREME. Non possiamo far altro che riflettere su questa “verità” che accompagna i titoli di coda, arrangiati dal bravissimo Danny Elfaman.

 di Riccardo Iannaccone

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lunedì, 26 maggio 2008

speciale Superga

Il nostro Messia regia di Claudio Serughetti

di Giulio Della Rocca

Il_Nostro_MessiaUn film che mi ha ricordato due perle come “Identificazione di una donna” di Michelangelo Antonioni e “Sauvage Innocence” di Philippe Garrel…

L’uno per il rapporto carnale-spirituale che il protagonista Julien/Claudio Serughetti ha con le cinque giovani aspiranti attrici con le quali con-dividerà spazio e tempo, l’altro per le disavventure che i due registi vivono nella ricerca di un produttore.

Due paragoni importanti per un film importante!

Vero cinema indipendente che ci fa ben sperare…

Un ‘film nel film’ in cui realtà e finzione si intrecciano in uno strano incesto:  la gestazione è stata lunga e sofferta – tre anni dal primo ciak all’ultimo come ironizza Sarah Maestri: Posso dire di essere cresciuta con questo film, perché tra le scene iniziali e quelle a cui assistiamo verso la fine sono trascorsi tre anni nei quali sono invecchiata, e si vede.”

Bravissimi gli attori a cominciare, appunto, dalla Alice di “Notte prima degli esami” e le sue coinquiline Pauline/Vanessa Scalera, Sofia/Veronica Barbatano, Vanessa/Sarah De Marchi, Victoria/Maria Rita Cardella (che si esibiscono in una sequenza della serie la-prima-donna-sono-io da antologia); assolutamente credibile nel ruolo del bohemien francese Claudio Serughetti (che è dell’opera vero e proprio demiurgo: oltre ad esserne il regista, l’interprete principale, lo sceneggiatore e uno dei produttori firma anche la colonna sonora); apprezzabile è il cammeo di Dolcenera Taxi Driver aspirante cantante…, e geniale la figura del Critico/Tinto Brass che con un ‘prologo’ ed un ‘epilogo’ psicoanalizza la storia a mo’ di Ghezzi.

Poetico l’omaggio a Pasolini, colte le citazioni, calda la fotografia di Roma, mai banali le battute, riuscitissima la direzione degli attori (e delle attrici in particolare) tanto da risultare ‘complici’…

 

“Il nostro Messia” è stato girato con circa 35.000 euro, anticipati dalla Trees Pictures di Maurizio Santarelli e da un gruppo di coraggiosi produttori associati.

Il film è prodotto con la formula THE COPRODUCERS (gli attori e le maestranze sono tutti co-produttori e proprietari di quote del film) e distribuito dalla Apocalypse Flower, neo nata distribuzione indipendente, creata AD HOC per questo progetto da Gianluca De Maria (che figura anche fra i produttori associati).

Una operazione, dunque, che apre la strada ad altre iniziative come questa, un film-manifesto del Nuovo Cinema Indipendente Italiano che denuncia, lotta e va oltre il sistema produttivo e distributivo italiano… vera e propria altra “Casta” di un paese che guarda all’Arte e alla Cultura con sospetto considerandolo, al meglio, mero strumento di controllo e potere.

Sono opere come questa, però, che ci fanno sperare che Davide ricordi come si batte Golia!

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mercoledì, 14 maggio 2008

Festival di Cannes 2008

 

E´ tempo... di Cannes
a cura di Riccardo Iannaccone




Inizia il Festival di Cannes, l´attesa è finita, e come ogni anno che si rispetti sono tante le sorprese, le delusioni e le polemiche. Molti gli artisti in gara (due i film italiani in concorso, "Il divo" di Paolo Sorrentino e "Gomorra" di Matteo Garrone)... da Wim Wenders con "The Palermo Shooting" fino a Clint Eastwood con l´attesissimo "Changeling"; passando per Steven Soderbergh ("Che") o Atom Egoyan ("Adoration"). La Giuria invece, da sempre soggetta a critiche, sarà presieduta dal premio Oscar Sean Penn, affiancato da personaggi di spicco come Sergio Castellitto, Natalie Portman e Alfonso Cuaron. Non mancheranno però opere prime - come Synecdoche, New York di Charlie Kaufman che passa per la prima volta dietro la macchina da presa - o attrazioni fuori concorso (vedi Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen); per non parlare di proiezioni speciali dal fascino irragiungibile. Insomma le danze aprono il 14 Maggio, per concludersi il 25 dello stesso mese. SupergaCinema sarà presente, cercando con gossip, recensioni ed impressioni di far respirare il più possibile aria di cinema via web, nella concreta speranza di raccontare a voi, quella che è definita, da molti, la più importante kermesse cinematografica al mondo.



In Concorso

Le Silence de Lorna di Luc et Jean-Pierre Dardenne (BE)
Gomorra di Matteo Garrone (IT)
Il divo di Paolo Sorrentino (IT)
The Palermo Shooting di Wim Wenders (DE)
Delta di Kornél Mundruczó (HU)
Conte de Noël di Arnaud Desplechin (FR)
La frontière de l´aube di Philippe Garrel (FR)
Leonera di Pablo Trapero (AR)
Synecdoche, New York di Charlie Kaufman (US)
Changeling di Clint Eastwood (US)
Adoration di Atom Egoyan (CA)
Three Monkeys di Nuri Bilge Ceylan (TR)
My Magic di Eric Khoo (ID)
Linha de Passe di Walter Salles (BR)
Che di Steven Soderbergh (US)
24 City di Jia Zhangke (CN)
Serbis di Brillante Mendoza (PH)
Waltz With Bashir di Ari Folman (doc - IL)
La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel (AR)


Fuori concorso

Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen(US -ES)
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo di Steven Spielberg (US)
The Good, the Bad, the Weird di Jee-woon (KR)
Kung Fu Panda di Mark Osborne & John Stevenson (US)


Proiezioni speciali

Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana (IT)
The Ashes of Time Redux di Wong Kar Wai (CN)
Roman Polanski : Wanted and Desired di Marina Zenovich (US)
C´est dur d´être aimé par des cons di Daniel Leconte (FR)
Chelsea Hotel di Abel Ferrara
Of Time and the City di Terence Davies (UK)


Proiezioni di Mezzanotte

Maradona di Emir Kusturica
Surveillance di Jennifer Lynch
The Chaser di Hong-Jin Na

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lunedì, 12 maggio 2008

Consigli al Cinema

Il Treno per il Darjeeling regia di Wes Anderson
Regia: Wes Anderson Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman Attori: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Bill Murray, Natalie Portman, Roman Coppola Produzione: American Empirical Pictures, Scott Rudin Productions Distribuzione: 20th Century Fox Genere: Commedia, Drammatico Durata: 91 Min
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Tre fratelli americani, che non si sono parlati per un anno, organizzano un viaggio in treno attraverso l’India alla ricerca di se stessi e per rinsaldare il legame tra loro nella speranza di tornare a essere fratelli come nel passato. All’improvviso, però, la loro “ricerca spirituale” prende una piega diversa e incontrollabile (a causa tra l’altro di antidolorifici, sciroppi indiani contro la tosse e spray al pepe). Si ritrovano così nel bel mezzo di un deserto con undici valigie, una stampante e una macchina. Inizia per loro un nuovo e inatteso viaggio.
 
la recensione la trovi su:
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venerdì, 09 maggio 2008

Consigli al Cinema

Speed Racer regia di Larry e Andy Wachowski

 

Cast Emile Hirsch, Christina Ricci, Susan Sarandon, John Goodman, Hiroyuki Sanada, Richard Roundtree, Benno Fürmann Regia Larry Wachowski, Andy Wachowski Sceneggiatura Larry Wachowski, Andy Wachowski, John Lau, Christian Gudegast Data di uscita Venerdì 9 Maggio 2008 Distribuito da WARNER BROS. PICTURES ITALIA

Speed Racer è un film dei fratelli Wachowski, trasposizione cinematografica della fortunata serie animata giapponese Superauto Mach 5, nata negli anni sessanta. Speed Racer è la storia, riadattata in chiave live action di un giovane pilota intenzionato a vincere con la Mach 5, una macchina da corsa realizzata dal padre, con una serie di trucchi e gadget elettronici del tutto particolari.

la recensione la

http://www.supergacinema.it/superga/modules/news/article.php?storyid=128

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giovedì, 08 maggio 2008

News

Lucas, finita saga di Star Wars

Il nuovo film di animazione non sara' un nuovo capitolo. (ANSA)  WASHINGTON - La saga di Star Wars si e' conclusa con la morte del protagonista Dart Fener. Lo ha ribadito il regista George Lucas. Il nuovo film d'animazione tratto dalla saga, in uscita nelle sale cinematografiche il 15 agosto col titolo 'The clone wars', non sara' quindi una continuazione della serie cinematografica. La pellicola, ha spiegato Lucas, riguardera' momenti precedenti a quando Anakin Skywalker ha indossato la maschera nera di Fener.

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lunedì, 05 maggio 2008

News

Iron Man senza rivali al botteghino

Oltre 3, 2 mln di incassi nel week end per film con Downey jr! Un incasso dunque da vero supereroe. Iron Man ha vinto la battaglia del box office anche in Italia nel primo week end di uscita. Nonostante il lungo ponte del primo maggio, gli incassi del film interpretato da Robert Downey jr. sono stati quasi da stagione invernale: 3.240.045 euro secondo i dati, nettamente superiore a quella del secondo classificato (Saw 4 con 2.560 euro).

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sabato, 03 maggio 2008

News

Film svedese vince Tribeca Festival

(ANSA) - NEW YORK, 2 MAG - La giuria del Tribeca Film Festival di New York ha premiato come miglior film un'opera svedese su bulli e vampiri. Il film, 'Let The Right One In', di Tomas Alfredson, racconta di un giovane vittima del bullismo che fa amicizia con una ragazza vampiro. La pellicola, firmata dal regista svedese Tomas Alfredson, ha vinto il premio nella categoria World Narrative Feature Competition, dove era in concorso anche il film italiano con Nanni Moretti ''Caos calmo''.

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venerdì, 02 maggio 2008

NOVITA'

SupergaCinema BLOG cambia VESTE!

Si cambia veste! Superga Cinema che ha lanciato definitivamente la sua rivista settimanale online (al sito: www.supergacinema.it ), la quale in meno di un mese ha superato i 1000 contatti... SI RINNOVA! Un rinnovamente che va dal cartaceo (iscritto al tribunale di roma, mensile di approfondimento cinematografico, cui ci si può abbonare, per riceverlo comodamente a casa!) SINO ALL'AMATISSIMO BLOG! Quest'ultimo infatti d'ora in poi si espanderà nel web, come sottobosco di notizie, ricerche, link e opinioni. Luogo di incontri, discussioni e idee! Un blog da suddividere in 4 aree di interesse:

a) News: Notizie da sapere, nascoste e non nascoste, vere e false, per una informazione più completa

b) Consigli al cinema: Cosa esce al cinema? che vedere? Recensioni e informazioni sui migliori film della settimana (in uscita).

c) Speciali: Interviste, Festival e molto altro

d) Trailer: chiacchiere da trailer, e con esse minirecensioni e tante immagini.

E allora buona lettura; e che Superga sia con Voi! www.supergacinema.it

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mercoledì, 30 aprile 2008

Recensioni

GONE BABY GONE
di Alessandra Cavisi


Boston, di nuovo lei, di nuovo i suoi quartieri malfamati e i suoi abitanti scalcinati. Ce l’aveva già raccontata Clint Eastwood con Mystic river, ci riprova Ben Affleck con Gone baby gone e ci dimostra di essere davvero abile dietro la macchina da presa. La voce narrante iniziale mostra l’attaccamento del regista (e di rimando anche di suo fratello) a quella città, a quelle strade, a quelle storie. Storie come quella raccontata nel film, scritta a quattro mani da Aaron Stockhart e Ben Affleck stesso, ma molto simile a quelle che si sentono nei tg tutti i giorni che non fanno altro che speculare e guadagnare su tragedie di qualsiasi genere, così come viene ampiamente mostrato nella pellicola che, pur essendo un thriller, non si risparmia di accusare certe verità della nostra società. Parte nel più classico dei modi questo esordio di Affleck alla regia, ma si snoda in maniera del tutto inaspettata, lasciandoci allibiti sia per lo svolgersi dei fatti sempre più intriganti e rivelatori di colpi di scena e di risoluzioni del giallo, sia per la profondità dei contenuti e delle riflessioni, non limitandosi a proporre lo scioglimento dei dubbi circa i colpevoli e le vittime, ma rimescolando le carte in tavola e lasciandoci decidere se i colpevoli sono davvero colpevoli e le vittime davvero vittime e soprattutto se è sempre giusto mantenere le proprie convinzioni o cercare di adeguarsi e aprire la propria mente a seconda delle situazioni.
E’ Patrick (un sorprendente Casey Affleck che sta dimostrando pellicola dopo pellicola la sua maturità di interprete intenso ed espressivo) il vero perno di questa pellicola. È nel suo personaggio che riscontriamo il tema della moralità, che è l’oggetto principale dell’attenzione del regista. Un ragazzo cresciuto nei quartieri malfamati di Boston, ma deciso a venirne fuori e aiutato nel suo intento dalla fede e dalla religione. Dio gli ha insegnato che per meritarsi il Paradiso, nonostante la difficoltà della vita che ti circonda di peccatori e malfattori, bisogna essere “agnelli in mezzo ai lupi”. Patrick impara la lezione e cerca di metterla in atto, facendo sempre la cosa giusta, almeno secondo le sue convinzioni, e rispettando la legge a tutti i costi, anche se magari la si è elusa per un bene superiore.
A ruotare attorno alla sua figura, numerosi personaggi rappresentanti di un’umanità descritta nel più pessimistico dei modi, anche se poi il finale aperto lascia ampio spazio alle elucubrazioni personali dipendenti dalla sensibilità e ricettività dello spettatore. Il più interessante di questi è sicuramente Helen, la mamma di Amanda (una straordinaria Amy Ryan, davvero molto intensa e struggente), una donna alla deriva della vita, che assume una quantità allucinante di droghe e frequenta locali e persone poco raccomandabili. A completare il quadro ci sono Angie (Michelle Monoghan) la fidanzata-collega di Patrick, donna molto forte e fragile allo stesso tempo; il poliziotto Jack Doyle (Morgan Freeman) che accetta riluttante la collaborazione dei due giovani detective e che poi si ritira una volta che il caso sembra essere chiuso in maniera negativa; e Remy Broussard (un incisivo Ed Harris) che sembra prendere a cuore la crescita e la formazione del giovane Patrick e che nasconde lati oscuri della propria persona e della propria vita.
Il regista getta il suo sguardo sull’umanità e le sue sfaccettature, ma anche sui rapporti tra genitori e figli e sulla società e i suoi prodotti, e lo fa in maniera del tutto oggettiva, lasciandoci lo spazio di riflettere e decidere per conto nostro sulla giustezza o meno di ciò che vediamo sullo schermo e delle decisioni che ciascun personaggio prende strada facendo. È giusto uccidere una persona perché è un pedofilo e ha ammazzato dei bambini? E’ giusto far tornare una bambina con una madre irresponsabile e tossicodipendente? È giusto denunciare una persona che ha eluso la legge per il bene di una bambina? E’ giusto anteporre i propri ideali al sentimento d’amore verso un’altra persona? Ben Affleck si pone e ci pone tutti questi interrogativi ai quali non è possibile dare una risposta assoluta o una soluzione universale. Tutto ciò dipende dalla nostra sensibilità, dalla nostra cultura, dalle nostre credenze, dal nostro background, dalla nostra moralità e da quanto questa sia più forte di tutto il resto. Per Patrick lo è, ed è per questo che il finale del ragazzo che guarda disilluso e deluso uno schermo televisivo è di una forza dirompente.
Ben Affleck ha dimostrato ottime doti non solo di sceneggiatore, ma anche di regista filmando alcune sequenze davvero memorabili, come quella dello scambio Amanda-denaro tra i detective e gli spacciatori (sequenza che viene poi rivisitata sotto vari punti di vista tramite alcuni flashback perfettamente costruiti) e quella molto particolare e intensa dell’irruzione di Patrick e Remy nella casa di alcuni delinquenti sospettati di aver rapito un altro bambino, inframmezzata da alcune dissolvenze in nero che descrivono alla perfezione il livello di disperazione e di angoscia del protagonista costretto a confrontarsi con una realtà con la quale non aveva fatto i conti.
Gone baby gone è un ottimo giallo-thriller che mescola azione a riflessione e che si caratterizza per qualità tecnica ed espositiva, che ci pone davanti ad uno specchio e ci costringe a confrontarci con noi stessi e con la nostra interiorità più profonda e imperscrutabile, ma sicuramente più viva e determinante che mai per la nostra esistenza e per il nostro rapporto con la realtà e col resto dell’umanità.

postato da CinemaSuperga alle ore 16:20 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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