The Bourne Ultimatum regia di Paul Greengrass

“Capolavoro di genere”, le più rinomate riviste di cinema (americane e mondiali - vedi Rolling Stone), non hanno usato mezzi termini. Il terzo capitolo delle gesta dell’agente CIA (contro
Grande merito va a Paul Greengrass capace di ereditare gli ultimi due “episodi” dell’agente tenebroso e sfuggente. Di fatti dopo l’ottimo The Bourne Identity di Doug Liman, Greengrass ha preso in mano la scena, prima convincendo Matt Damon a girare i due seguiti, poi sconvolgendo il pubblico in sala con uno stile più forzato e adrenalinico.
Ne sono uscite quindi due perle, due esempi di puro cinema action stile Greengrass: spionaggio tattico, sguardi, inseguimenti, telecamere a mano… immagini sfocate, battute sussurrate – The Bourne Supremacy e l’ultimo The Bourne Ultimatum.
Quest’ultimo riparte dove Supremacy era terminato:
Bourne è alla fine della corsa. Questa volta a fermarlo non basteranno le vacue promesse dei suoi ex padroni ne l'uccisione di coloro che lo inseguono senza tregua. non avendo più nulla da perdere utilizzerà ogni sottile tecnica acquisita durante il suo addestramento e ogni tipo di istinto che ha affinato nel frattempo per perseguire i suoi creatori e porre fine al tutto.
La sua ricerca lo porterà da Mosca a Parigi e da Madrid a Londra e a Tangeri, sfuggendo, superando in astuzia e contromanovrando gli agenti del Blackbriar, gli agenti federali e la polizia locale minuto dopo minuto, in una disperata ricerca di risposte alle domande che lo tormentano da tempo. E il viaggio di Bourne alla fine lo porterà là dove tutto ha avuto inizio e dove tutto dovrà finire: le strade di New York.
Il regista inglese dunque (se possibile) supera se stesso, toccando vette cinematografiche altissime, estremizzando il suo stile sfocato e “schizzato”, e rendendo così il film una sorta di pezzo hip hop, dove improvvisazione e precisione tecnica si incrociano in una danza frenetica e musicale.
Colonna sonora da brividi firmata dal bravissimo John Powell e dal geniale Moby (sua la storica track che accompagna Jason Bourne dal primo film); ma ciò che più colpisce è lo stile impresso all’opera dal regista fuso ad un montaggio in stile videoclip.
Matt Damon? Credo davvero non ci siano commenti da fare in proposito; difatti se il personaggio Jason Bourne sta diventando nel mondo sempre più icona pop, questo merito va dato senza troppi dubbi al bravissimo attore americano!
Il primo vi aveva conquistato con i suoi silenzi? Il secondo con i suoi inseguimenti? Beh il terzo vi lascerà senza parole…
di Riccardo Iannaccone
